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martedì, Maggio 24, 2022
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La Maddalena. (Ri) vogliamo il nostro ospedale nella pienezza di tutte le sue funzioni!

di F.Pio Palazzolo) – Quando il nostro Ospedale è stato inaugurato, nella popolazione c’era un senso di serenità poiché era stato raggiunto un obiettivo importante: finalmente un Ospedale tutto nostro; un Ospedale Civile che ci rassicurava e ci affrancava da una servitù come era stata quella di dipendere da un nosocomio militare aperto, per le emergenze, anche ai civili. La fine di una dicotomia ormai non tollerabile! Si andava orgogliosi di ciò che l’amministrazione era riuscita a realizzare, superando ostacoli non dappoco, per consegnare alla popolazione, non solo di quest’Isola, un Ospedale che garantisse un bene prezioso: la tutela della salute! E questo è stato fatto per anni. Oggi ci vengono a dire che l’ospedale dovrebbe chiudere o meglio dovrebbe garantire nell’immediato le emergenze, che ci sarà una eliambulanza H24 … ci sarà …? Il fatto è che è tutto un grande interrogativo al quale, sinora, non si son date risposte credibili.  Da parte Nostra ci siamo focalizzati prima con la chiusura della chirurgia, poi del punto nascita, poi dell’iperbarica, e in ultimo l’accorpamento della pediatria ma, secondo me, inseguendo il particolare, abbiamo perso di vista il generale: l’Ospedale in sé nellasua integrità. Oggi si parla tanto dei famosi LEA; si legge nel sito del Ministero della Sanità: I Livelli Essenziali di Assistenza sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket) quindi, già l’enunciato, contiene un assunto basilare: è necessario garantire “prestazioni e servizi” essenziali di assistenza! Ma vi sembra che questi livelli vengano tutelati se rimane il punto nascita? Se rimane la chirurgia? Penso proprio di no, penso che vengano garantiti se rimane l’Ospedale nella sua interezza! Se rimangono le specialità, se tutto (personale e strumenti) viene riportato nella condizione di garantire quei livelli! Solo così le garanzie di esser assistita “secondo scienza e coscienza” possono ridare tranquillità ad una popolazione che soffre la propria insularità e che viene ulteriormente penalizzata da una scelta ragionieristica scellerata. Non voglio aggiungere altro poiché ho già detto tanto in altri articoli, ma vorrei si capisse che non dobbiamo (soprattutto non debbono) aspettare un evento tragicamente fatale per porre rimedio ad una situazione intollerabile. Un’ultima parola: la consegna della fascia tricolore da parte del Sindaco è un atto molto forte di protesta ma, penso, che un atto di protesta ancora più forte sia rindossarla, poiché essendo un Sindaco nel pieno delle sue prerogative, possa guidare il dissenso di un’intera comunità!

Era il 16/06/2017 quando ho scritto per il “Vento” questo articolo. È cambiato qualcosa? Sì, in peggio come si prevedeva. Questa comunità ha estrema necessità di avere un Suo Ospedale che funzioni al 100%, siamo in un’isola e un’isola, per definizione elementare, è isolata, disagiata, pur vicina è sempre lontana: dall’isola madre, dall’ospedale più vicino! Se la vita è in pericolo il fattore tempo è dirimente tra vita e morte; tra un pericolo superabile e una tragedia che si poteva evitare; tra il disagio di chi sta male e le sue sofferenze e di coloro che gli stanno vicini, nel doversi trasferire per poter esser curato, per ricevere cure palliative o cure essenziali per il proprio benessere; pensare di dover andar via, in quattro e quattr’otto, anche per “piccole” necessità, per trasportare un figlio piccolo, un anziano, un giovane, e dover far bagagli in fretta nel buio della notte perché il traghetto aspetta, ma non in “eterno”. O dover restare in ansia di un elisoccorso che tarda, magari in una giornata di vento forte che può metterne in forse l’arrivo stesso o la sua ripartenza. L’Ospedale è alla base del benessere di questa cittadina, è stato una conquista epocale: non dobbiamo e non possiamo permetterci il “lusso” di perderlo! I cittadini barbaricini, stanno giustamente protestando per la loro situazione di disagio dovuta alla loro collocazione geografica, denunciando il “disarmo” dell’ospedale di Nuoro, e non solo, lo hanno fatto “tutti in coro” andando a Cagliari e Noi?  Noi no, ancora aspettiamo che altri si accorgano di Noi, che vengano qui, come fanno ogni tanto, a parlare d’altro, a promettere aria fritta, permettiamo loro ancora questo! A loro dico: non vogliamo più ciarlatani o chiacchieroni, non vogliamo più parole, (ri)vogliamo il nostro ospedale nella pienezza di tutte le sue funzioni!