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giovedì, Maggio 26, 2022
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Palau. Qui vivono una cinquantina di ucraini: sacrifici, ansie, paure per la guerra

(di Marilena Bruschi) – La campana della chiesa suona ma non per raccogliere i fedeli alla messa; è l’allarme che avvisa per andare nei rifugi. È una giovane signora, con gli occhi lucidi, che mi racconta del piccolo paese nel sud ovest dell’Ucraìna dove abitano i genitori, i nonni e tutti i familiari: “li sento quasi tutti i giorni e mi fa male sentire la loro voce preoccupata e triste nel raccontare quello che sta accadendo nella mia terra”.

Fra Palau e la frazione di Barrabisa abita una comunità di circa 50 ucraìni ed alcuni di essi vi abitano da quasi vent’anni, hanno formato una famiglia e lavorano con impegno. “Nel mio paese sono spaventati, la situazione è grave e quando suona l’allarme tutti corrono nelle cantine”.

Già, le cantine. Non tutti hanno le cantine ma vanno in quelle dei vicini, si raccolgono insieme per farsi coraggio e per tenere i bambini uniti. Penso ai nostri nonni e genitori che nell’ultima guerra si rifugiavano nelle grotte o nelle case di campagna, nascoste dentro lu laccu.

Nel mio paese – dice la giovane signora – siamo tutti greco-cattolici (una chiesa in comunione con il Vescovo di Roma, di rito orientale e di lingua liturgica ucraina) e la chiesa è un punto di riferimento molto importante per tutti. Viviamo dei frutti della campagna, grano, orto e bestiame, stiamo bene in confronto a quelli che abitano in città ma la paura è tanta. Ho l’incubo per mio padre e la nonna che non è sufficiente. Mi scoppia il cuore, mi sento impotente”.

Un’altra signora racconta che i genitori sono bloccati in macchina, c’è una fila enorme nelle strade, vanno in Polonia, non hanno nessun parente ma sanno che lì hanno aperto le scuole per i rifugiati. “Tanti polacchi che lavorano da noi stagionalmente hanno deciso di fermarsi per dare una mano”.

Un signore che lavora nell’edilizia, come tanti altri, ed è molto apprezzato per la serietà e competenza nel lavoro, racconta che la gente è amichevole e si aiutano fra di loro, alcuni negozianti danno i loro prodotti, anche senza soldi, alle famiglie perché sanno che non riescono a ritirare i soldi nei bancomat. “La vita è più cara che in Italia, mio nonno prende 50 euro di pensione e i medicinali si pagano tutti. Adesso gli hanno dato 30 euro in più perché si è vaccinato. Sono molto preoccupato per la mia famiglia, e non riesco ad inviargli alcun aiuto”.