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lunedì, Maggio 23, 2022
BreviNews

La Maddalena. L’Opinione: Comunità e reti sociali

(F. Pio Palazzolo) – Fortunatamente, per noi, il nostro Paese sembra essere immune dalle violenze giovanili che si sono evidenziate in aeree geografiche, anche eterogenee, dell’Italia e non solo. La pandemia ha messo in seria crisi i rapporti umani diretti, già provati dal massiccio uso dei “social”. Ed è stato uno “stress test” molto complicato per la vita di relazione, affettiva e di comunità soprattutto nelle “aree” pre-adolescenziali ed adolescenziali.

È prioritario, quindi, chiedersi come realizzare spazi fisici, e non, guidati da professionalità capaci e riconosciute, in grado di ricevere le domande degli stessi adolescenti e di ascoltarne le urgenze. L’identità giovanile è di difficile definizione e non è certo semplice capirne i valori di riferimento, i bisogni, le scelte, le domande, individuare le esperienze che possono essere significative, e soprattutto indirizzare a costruire progetti.

Dobbiamo partire da qui per prevenire, se possibile, il disagio e individuare risposte appropriate e renderle operanti in contesti sociali positivi. Per far ciò è indispensabile “costruire” spazi di ascolto reali e mettere in relazione diverse generazioni, affinché si possa avere il “travaso culturale” e la mediazione delle emotività; quindi è fondamentale creare ambiti e opportunità per una progettualità giovanile. Non si tratta soltanto di pensare a costruire progetti “per” i giovani, quanto favorire occasioni, luoghi, esperienze che facilitino la costruzione di progetti di sé, che abbiano senso per propria esistenza, perché perdere la dimensione progettuale significa perdere la capacità di pro-gettarsi nel futuro, di concepire speranze, utopie, cambiamenti.

Trovare “luoghi” di ascolto, dove le diverse generazioni possano parlarsi ed ascoltarsi, oltre i luoghi deputati, può essere d’aiuto a tante forme d’isolamento poiché è necessario rifare la comunità, ridare emotività e senso compiuto al “Noi”; è necessario ridare valore al “contatto fisico”, quasi cancellato dall’impersonalità anonima dei “social” e da due anni di forzata clausura.

È necessario, quindi, trovare, sul territorio, “alleanze” educative, creare reti, con famiglia, scuola, e tutte le agenzie educative disponibili, perché il disagio giovanile possa esser “compreso” per tempo, portato alla coscienza e non rimanga “dentro” compresso, per poi, forse, esplodere in forme “deviate” che possono avere le connotazioni della violenza, non solo verso altri, ma verso di sé: bisogna garantire “Inclusione e Crescita” per far sì che questa nostra società cresca coesa e consapevole, radicata nel territorio, allo scopo di plasmare quel senso di appartenenza che rende più solide le reti relazionali ricche di reciprocità, che fanno di esseri sparpagliati una comunità coesa e interindividuale.