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venerdì, Ottobre 7, 2022
BreviNews

La Maddalena. L’Opinione: Che cosa è Cultura?

(di F.Pio Palazzolo) – Tempo fa ho scritto una “opinione” riguardo la nostra candidatura a “città della cultura 2024” mostrandone alcuni limiti. Oggi vorrei partire proprio dal concetto di “cultura”, quello usato in antropologia e sociologia, per spiegare meglio il mio pensiero e per non essere frainteso.

La nozione di “cultura” non si riferisce agli individui e alle loro nozioni, più o meno apprese, che possono dirsi “colti”, più o meno; la “cultura” della quale vorrei chiarire il concetto, appartiene alla struttura del gruppo sociale nella sua vita di relazione, cioè: “ … la configurazione dei comportamenti appresi (…) i cui elementi costitutivi sono condivisi e trasmessi da una data società (…) quindi la cultura comprenderà, le manifestazioni delle abitudini sociali di una comunità, le relazioni dell’individuo in quanto aderente alle abitudini del gruppo in cui vive e i prodotti dell’attività umana determinati da queste abitudini (…) R. Linton, The Cultural Background of Personality, pag 33. F. Boas, Encyclopedia of Social Science. In poche parole: “è cultura tutto ciò che è non biologico e socialmente trasmesso in una società”.

Quindi parliamo di “cultura” di una città, di un popolo quando trattiamo delle stratificazioni storiche che usualmente chiamiamo “tradizione”. Le tradizioni si son radicate nel tempo e diventano caratterizzanti e distinguono un gruppo sociale da un altro. Il dialetto, per esempio, è una funzione linguistica che è l’espressione di un popolo, dà una forte caratterizzazione ad un gruppo e ne definisce l’appartenenza, non solo geografica. Oggi da noi, per svariati motivi, il dialetto sfuma in molte parlate “non pure” e viene trascurato, o non si usa, come fosse un disvalore e non un valore aggiunto. Ritornare a quando lo si parlava correntemente, a quando si facevano concorsi di poesia e racconti dialettali, a quando si facevano commedie dialettali, persino “corti” in super8, e altro ancora (gruppi musicali, bande, associazioni culturali e sportive), diventava tratto distintivo “ci si riconosceva immediatamente nella propria appartenenza” e la coesione sociale era molto più forte di quella che c’è (o forse è assente) oggi!

Ancora: le “vecchie” tradizioni lavorative: carpentieri, scalpellini, attrezzisti navali, operai specializzati, falegnami, sarti, costruttori di attrezzi per la pesca e per la marineria in generale ci sono ancora?

Quest’isola si caratterizza per qualche attività specifica che la connota al di là di ogni dubbio? Tolto Garibaldi, e la nostra grande bellezza naturale (finché dura, e questo dipende solo ed esclusivamente da noi) non vedo niente. Per vedere qualcosa devo voltarmi indietro e ripercorrere la nostra storia e rendermi conto, appunto, che è solo una storia “passata” alla quale non abbiamo saputo dare un futuro/presente.

Certamente non tutto è perduto ma dobbiamo aver la forza e l’umiltà di ridare vita e vigore di presente alla nostra storia a partire dal dialetto: ridargli la forza di elemento di distinzione di coesione e appartenenza e, pian piano, mettere le basi per far sì che il passato possa ridiventare vivo e dinamico, anche rimodellato su un mondo che è mutato ma che può e deve accogliere, nella giusta maniera, la rinascita delle sue tradizioni, tutto dipende dalle nostre capacità e volontà. Saremo all’altezza di questa sfida? Lo spero!