Archivi

redazione@gallurainformazione.it
sabato, Settembre 24, 2022
AttualitàNews

La Maddalena. Radioattività: Se ne parlò molto, per oltre trent’anni, ai tempi della presenza degli americani

(di Claudio Ronchi) – Gallura Informazione ha recentemente pubblicato un articolo sull’ex laboratorio per il controllo della radioattività ambientale della Ricciolina,a suo tempo gestito dalla ASL n. 1 di Sassari, dismesso dopo la partenza degli americani, e che ora, dopo anni d’abbandono, sarà ristrutturato per essere utilizzato come deposito dell’Ufficio Manutenzioni del Comune.

Ma come andarono le cose con radioattività? Fu questo un argomento sul quale si spesero fiumi d’ inchiostro e fu al centro di cronache e polemiche politiche a livello regionale, nazionale ed internazionale.

Nel 2017, Davide Orsini, umbro di Orvieto, docente presso la Mississippi State University – Usa, pubblicò una ricerca dal titolo: Vita nell’arcipelago nucleare: tecnopolitica della guerra fredda e la presenza dei sottomarini nucleari americani in Italia”. Questo studio venne presentato anche a La Maddalena, nel salone consiliare edio ebbi modo di intervistare il professor Orsini a Radio Arcipelago.

Negli anni della presenza di sommergibili a propulsione nucleare a La Maddalena “c’è stato un innalzamento del livello di radioattività ma molto lieve e assolutamente al di sotto della soglia di rischio”; così affermò, durante l’intervista che gli feci alla radio.

 “Un picco si registrò soltanto nel 1974, stando ai rapporti del CNEN, poiché probabilmente gli americani non usavano ancora dei filtri nel momento in cui accendevano il reattore per partire dalla baia di Santo Stefano. Ma è stato un episodio molto limitato nel tempo e assolutamente non preoccupate”.

Riferendosi invece all’allarmismo che all’epoca veniva diffuso, affermò come, secondo lui, la popolazione non fosse stata sufficientemente informata e protetta “dalle istituzioni statali e dalle istituzioni militari”, nel senso che, “ora sappiamo che per fortuna non è successo nulla ma se fosse accaduto qualcosa forse staremo qui a commentare un’altra storia”.

Quella di Orsini è stata una ricerca iniziata nell’estate del 2009. “Inizialmente sono entrato in un dottorato di ricerca in antropologia e storia nell’Università del Michigan con un progetto di studio sulla presenza delle basi militari americani in Italia e, dovendo cominciare da qualche parte, ho deciso di venire alla Maddalena perché mi sembrava un posto molto interesse. Avevo iniziato a leggere e sentire della presenza di personaggi molto famosi nell’Arcipelago e la cosa mi incuriosiva molto. Poi ho scoperto della presenza dei sottomarini nucleari e questo mi ha portato a farmi ulteriori domande, ad appassionarmi del tema della radioprotezione, delle radiazioni ionizzanti, con tutto il problema del monitoraggio ambientale su tutti i siti nucleari e in particolare nel caso di La Maddalena”, affermò Orsini.

“La presenza giocava un ruolo particolare in quanto, essendo una base militare, alcune informazioni che di solito i tecnici avevano a disposizione, nel caso di installazioni nucleari civili, qui non erano disponibili. Queste difficoltà iniziali dello studio della radioattività mi hanno portato a scavare in vari archivi e a approfondire il tema della radioprotezione e monitoraggio ambientale in Italia ”.

C’erano difficoltà, nel senso che La Maddalena era un ambiente sconosciuto agli esperti, per sapere dove eventualmente le sostanze inquinanti sarebbero andate in caso di incidente.

“Il piano di emergenza, in realtà”, affermò Orsini, non prevedeva l’evacuazione o la prevedeva soltanto in casi estremi. Poi c’era il problema della profilassi, di come la popolazione avrebbe potuto contenere gli effetti eventuali. “In caso di un incidente ad un sottomarino il piano di emergenza di solito prevede l’allontanamento della fonte e quindi del sottomarino ed è quello che veniva previsto anche nei piani di emergenza di La Maddalena”.

L’incidente al sommergibile Hartford, che fortunatamente non ha avuto conseguenze, “ha in qualche modo reso vivide e immediate quelle paure che per molto tempo sono state discusse nel salone consiliare e che serpeggiavano nella popolazione. È stato un momento ricco di ansia che ha generato tutta una serie di domande per trent’anni relegate soltanto agli esperti. In quel momento si è avuto un dibattito pubblico sui sistemi di sorveglianza, su cosa prevedesse il piano di emergenza, sull’efficienza del laboratorio allestito per il controllo”.

L’argomento fu trattato da Orsini il 26 maggio 2017 nel salone consiliare, nel corso di una conferenza organizzata dall’Ute. Erano presenti anche Carlo Papucci, uno dei primi studiosi che monitorò l’ambiente a La Maddalena fin dal 1975 e Roberta Del Fanti che lavorava per l’Enea e si occupava di radioprotezione.