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sabato, Dicembre 4, 2021
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La Maddalena. Troppe imbarcazioni in spazi limitati del Parco creano danni; Che non si faccia la fine dell’isola di Pasqua!

Luca Bittau (foto tratta dalla sua pagina facebook)

(di Claudio Ronchi) – L’eccessiva, straripante presenza di imbarcazioni, grandi e piccole (di ricchi e non) specialmente concentrate in spazi marini piuttosto limitati, come il Porto della Madonna, nel cuore del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, crea una serie di problemi e di danni reversibili e anche irreversibili, per quanto la Natura possa, spesso incredibilmente, fare miracoli per sanate le ferite inferte dall’uomo.

“Si tratta di situazioni che creano diversi tipi di impatti”, afferma il dr. Luca Bittau, presidente di SeaMe Sardinia, associazione a tutela della conservazione del mare e delle sue risorse. “A cominciare dalla risospensione di sedimenti e dall’intorbidimento delle acque, che possono provocare danni sia alla posidonia e alla fauna marina che da essa dipende, dai pesci alle aragoste ai gamberi ecc.”. Dalla posidonia oceanica, ricchezza insostituibile del Mar Mediterraneo, dipende la sopravvivenza di molti habitat marini anche per la stessa ossigenazione delle acque.

“C’è poi, ovviamente, il danno causato dalle ancore delle imbarcazioni, sui fondali”, prosegue Bittau, “che distruggono habitat e specie oltre che la posidonia con il suo conseguente arretramento. Questo di conseguenza determina danni sulle spiagge, perché se la posidonia viene depauperata, distrutta, degradata, anche le spiagge ne risentono.  Le nostre spiagge infatti, non hanno fiumi alle spalle e l’apporto di sabbia deriva soprattutto dalla posidonia. È bene ricordare che la Spiaggia Rosa di Budelli, è creata dalla posidonia e anche le altre spiagge per un buon 75% hanno sabbia prodotta dagli organismi che vivono sulla posidonia. I bellissimi colori dei fondali, azzurro, turchese, smeraldo, sono dati dalla sabbia che è prodotta dalla posidonia”.

Luca Bittau ricorda poi i danni provocati dagli eccessivi rumori: “Il continuo rumore dei motori accesi, che sfrecciano, ha un livello di impatto antropico sottomarino molto elevato, che non disturba soltanto i delfini ma anche i pesci, i piccoli pesci. L’impoverimento della fauna ittica è anche dovuto al continuo rumore di motori che per tutto il giorno si verifica nel nostro arcipelago”.

Senza parlare dell’inquinamento dell’aria derivante dalla combustione di idrocarburi, nonché delle perdite di carburante e olii, anche minimi: più imbarcazioni sono presenti maggiori sono, complessivamente, queste dispersioni dannose; Oppure degli effetti dei prodotti antivegetativi sugli scafi, moltiplicabili per il numero delle imbarcazioni presenti.

E che dire della perdita dei rifiuti in mare, volontaria o involontaria? A parte chi, in maniera assolutamente incivile, scarica in mare i residui dei pasti e altro, in mare vengono anche dispersi, spesso a causa del vento che li fa volare, bicchieri, piatti di plastica …

A ciò s’aggiunge, prosegue il dr. Bittau, “il trasporto involontario delle specie aliene, che viaggiano proprio con le barche e che si instaurano nel nostro mare dove trovano condizioni di vita adeguate per effetto del riscaldamento”.

C’è poi un altro aspetto, poco evidenziato ma, a pensarci bene, devastante: “l’impatto da illuminazione artificiale sul mare, di notte. Ci sono imbarcazioni che, la notte, proiettano le loro luci sul fondale, per evidenziare gli indubbi scenari suggestivi che mettono in evidenza, a volte anche con effetto discoteca. Ma creano un danno, perché ci sono animali marini, che di notte dovrebbero dormire, non possono farlo, mentre ce ne sono altri che, la notte, escono dalle loro tane per pascolare …”.

Si domanda pertanto il presidente di SeaMe Sardinia: “Ma siamo sicuri che queste situazioni, che è vero che si creano per un tempo limitato, quello della stagione estiva, diciamo per un paio mesi, non creino dei danni all’ambiente tali che poi ci vogliano mesi e mesi o anche anni per recuperare? Ci sono situazioni per le quali il recupero ambientale richiede molti, molti anni. Io credo che debbano essere assunti dei provvedimenti urgenti; o vogliamo fare la fine dell’isola di Pasqua, dove abbatterono l’ultimo albero e, solo allora, si resero conto, che non potevano più sopravvivere!?”.