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giovedì, Ottobre 28, 2021
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Luogosanto. E decine di galluresi interruppero una faida sanguinosa baciando il Crocifisso nelle mani del vescovo Morera, un santo che non divenne mai Santo

(di Claudio Ronchi) – La Biblioteca Comunale del paese, ha ricordato, lo scorso 26 giugno, la “Pace di Luogosanto”, tra le famiglie Battino e Majorca. Riprendendo un interessante articolo pubblicato dall’associazione “A Innantis”, a firma di Ornella Demuru, è stato ricordato quest’evento che fu celebrato a Luogosanto, in piazza di Lu Rutareddu, il 26 luglio del 1928 e che vide protagonisti le autorità statali (civili e militari) e fasciste dell’epoca, dal prefetto ai podestà, e la Chiesa. Le “Paci” tra le famiglie galluresi Battino e Majorana conclusero una faida feroce e sanguinosissima, che durava da 27 anni. Furono centinaia e centinaia le persone che, da tutta la Gallura, si ritrovarono in quell’ assolata e caldissima mattina di giugno di 93 anni fa, a Luogosanto.

Il vescovo Morera celebrò Messa solenne con tanti altri sacerdoti, col parroco del paese, al cospetto delle famiglie protagoniste della dolorosa faida, i cui componenti sfilarono davanti al vescovo per baciare il Crocifisso che lui teneva in mano. Ricordare questo episodio, che vide la presenza attiva dell’allora vescovo di Tempio e Ampurias, monsignor Albino Morera, dà lo spunto per rinfrescare, brevemente, la memoria di questa figura un tempo tenuta in grandissima considerazione tanto che le persone anziane ancora lo ricordano come “Morera il Santo”.

Il vescovo piemontese Albino Morera, guidò la diocesi dal 1923 al 1950 ovvero per 27 anni, dando un’impronta importante nel clero che si formò durante il suo episcopato e nella coscienza di molti fedeli.

La diocesi era piuttosto arretrata in quegli anni ma lui si prodigò per l’ evangelizzazione delle campagne, cosa che poi riprese il servo di Dio padre Salvatore Vico, e trasferì il seminario da Castelsardo a Tempio, per meglio seguire la formazione dei giovani sacerdoti. Grande impegno profuse nel diffondere l’Azione Cattolica (unica associazione ammessa che si contrapponeva a quelle fasciste) e nelle Visite Pastorali, raggiungendo, a cavallo o in calesse, e visitando per ben 9 volte nel corso degli anni, tutte le parrocchie della diocesi. Fondò il giornale diocesano Gallura e Anglona oggi tristemente chiuso e finanziò e benedì chiese periferiche, chiese campestri e case parrocchiali. Favorì l’azione d’evangelizzazione di un altro gigante del suo tempo, padre Giovanni Battista Manzella, un altro sacerdote morto in odore di santità.

L’eredità spirituale lasciata da monsignor Morera”, scrisse nell’anno 2000 l’allora vescovo di Tempio-Ampurias, padre Paolo Atzei, “è un patrimonio che dura anche nel presente sia nelle coscienze individuali che nello stile apostolico che connota la vita diocesana”.

Le spoglie di monsignor Morera riposano nella chiesa di Ailoche, nel biellese, in Piemonte, dove andò a morire dopo essersi ritirato dalla vita episcopale e della lunga missione gallurese.

Un vescovo lì poco sentito “piemontese”, per aver trascorso troppi anni lontano, perché da lì ci potessero essere istanze e testimonianze di “episodi” funzionali all’inizio di un processo di beatificazione. Il fatto poi che le sue spoglie mortali riposino molto lontano da Tempio e dalla Gallura, ha prodotto, dall’altro lato, le medesime conseguenze, facendo di Albino Morera un morto “santo” mai proclamato Santo.

A proposito della sua sepoltura, nel 2012 si parlò insistentemente di una traslazione delle sue spoglie mortali affinché venissero riportate a Tempio. Della diocesi furono avanzate le opportune richieste e in un primo momento le autorità ecclesiastiche piemontesi pare avesse dato il benestare ma la presa di posizione di alcuni parrocchiani raffreddarono l’iniziativa e non se ne fece niente.

L’intenzione dell’attuale vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, era quella di seppellirlo in cattedrale come gli aveva suggerito don Paolo Pala, allora rettore del seminario e oggi parroco di Palau.

Monsignor Morera, almeno per il momento continua a riposare in terra piemontese, lontano da quella terra sardo-gallurese alla quale dedicò, con impegno e passione, quasi un trentennio della propria vita.