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martedì, Giugno 22, 2021
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La Maddalena. L’Europa chiede le Zone Speciali di Conservazione per proteggere i delfini

(di Claudio Ronchi) – Ieri, mercoledì 26 maggio, era prevista la presentazione a Bruxelles, da parte del Governo Italiano, delle proposte di individuazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC)-Direttiva Habitat, in risposta alla Procedura di Infrazione inviata a suo tempo dall’Europa, relativa alla modifica del perimetro e delle misure per la conservazione del tursiope (delfino). Misure che vanno ad aggiungersi a quelle già approvate a suo tempo per il SIC/ZPS.

L’ampliamento come si può vedere la cartina pubblicata in copertina (si tratta della parte scura a mare), è notevole, quasi un raddoppio di quell’attuale e si protende verso le Bocche di Bonifacio verso il limite delle acque territoriali francesi.

In altre parole, per quanto riguarda il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ma non solo per questo in Sardegna ed Italia, dopo la procedura di infrazione ricevuta dall’Europa, girata dal Governo Italiano alla Regione Sardegna per l’individuazione delle zone mare, la pratica è ritornata in Europa.

Ciò che veniva chiesto al Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena, che ha visto una spaccatura del Consiglio Direttivo e le dimissioni del vicepresidente Luca Ronchi), era, da parte del Ministero dell’Ambiente, per la parte ZPS interna al Parco, di approvare le misure di conservazione contenute nel DGR 8/ 70 del 29 febbraio 2019 ed integrare queste misure nell’aggiornamento dei propri strumenti di pianificazione e regolamentazione.

In pratica di recepire le nuove misure, stabilite dalla Regione Sardegna, previste per un amplissimo nuovo tratto a mare anche all’interno della già esistente SIC/ZPS. Su questo c’è stato, da parte del Consiglio Direttivo, un No sofferto, che ha portato alla sua spaccatura e alle dimissioni del vicepresidente Luca Ronchi. Un no che ha un carattere fortemente politico piuttosto che rilevanza giuridica ma che è espressione di coloro che rappresentano la popolazione locale, che nel Parco vive, e che mal sopporta l’imposizione di altri vincoli che vadano a sommarsi a quelli già esistenti.

Ma di che cosa si tratta esattamente? A leggere nelle schede, le misure, che sono volte alla conservazione del tursiope (delfino), sono volte alla riduzione del disturbo antropico; a proteggere ripristinare gli ecosistemi marini e di diversità; a ridurre l’emissione di sostanze inquinanti o gas a effetto serra ed aumentare l’efficienza energetica dei pescherecci; ad aumentare la consapevolezza dei pescatori affinché gli stessi siano coinvolti nella protezione e nel ripristino della biodiversità; a ridurre la conflittualità tra pescatori e Tursiops in relazione alle interazioni con le attività di pesca; ad incrementare la consapevolezza dei pescatori affinché gli stessi siano coinvolti nella protezione nel ripristino della biodiversità marina.

Sono previsti però anche finanziamenti e incentivi, alcuni dei quali andiamo ad elencare: incentivi per il risarcimento dei danni alle catture causate dai Tursiopi; sostegno per la sostituzione o l’ammodernamento di motori principali o ausiliari e di pescherecci con motori a basso impatto ambientale; incentivi per la conversione degli operatori della pesca professionale verso attività alternative quali pesca turismo e hippy turismo o e verso sistemi di pesca maggiormente sostenibili; incentivi per sistemi che proteggono detriti e cattura dei Tursiopi (delfini); regolamentazione delle attività di dolphin whatching.