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martedì, Giugno 22, 2021
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La Maddalena. Vent’anni fa moriva Antonio Ciotta, cancelliere e storico

(di Claudio Ronchi) – Il 12 maggio 2001 moriva Antonio Ciotta. La maggior parte dei maddalenini lo ricordano per via del suo ufficio di cancelliere, esercitato nell’Arcipelago per molti anni, e per gli articoli di storia isolana che fin dal 1991 pubblicò puntualmente sul periodico ‘Lo Scoglio’.

Nato a Porto Empedocle (Agrigento) nel 1937, Antonio Ciotta ricevette, da liceale, lezioni di matematica da Antonino Zichicchi, il premio Nobel per la Fisica, suo compaesano. Diplomatosi geometra, vinse qualche anno dopo un concorso nazionale per Cancelliere di Tribunale. Il suo primo incarico fu ad Alghero; due anni dopo, nel gennaio 1971, approdò con la famiglia a La Maddalena dove ha vissuto fino alla morte, sebbene per motivi di lavoro, fin dal 1995 dovette recarsi, prima a Sassari (Corte d’Appello) e poi presso il Tribunale di Tempio.

Appassionato di malacologia (possedeva una interessantissima collezione di 15.000 conchiglie), di speleologia, di archeologia, di numismatica, di filatelia e di storia postale, il cancelliere Antonio Ciotta subì, fin dai primi tempi del suo trasferimento a La Maddalena, il fascino della piccola-grande storia isolana, studiandola, approfondendola, scrivendola ed in alcuni casi correggendola, sulla base di ricerche effettuate su documenti da lui ritrovati, libri rari, e soprattutto su quanto contenuto negli archivi della Pretura maddalenina, antica di quasi un secolo e mezzo.

Antonio Ciotta ha pubblicato su numerose riviste, opuscoli, giornali. Negli ultimi tempi della sua vita si era dedicato a completare due importanti lavori (pubblicati in numero limitatissimo di copie, da lui stesso fotocopiate e rilegate): ‘Mussolini prigioniero a Villa Webber’ e ‘Un Te Deum per Nelson’.

È destino di quest’Isola che da altrove vi giungano genti, se ne innamorino, vi abitino e vi muoiano. Come è destino che la sua storia, alla quale in molti si appassionano, sia spesso autorevolmente scritta da persone non nate nell’Arcipelago. Si pensi ad Aristide Garelli, a Baldacci, a Gin Racheli, a Franco Nardini e ad Antonio Ciotta, appunto.