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venerdì, Maggio 7, 2021
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Palau. Il parroco don Paolo Pala domanda (al Papa): È tempo di un nuovo Concilio?

(di Claudio Ronchi) – La domanda, il parroco di Palau e canonico, don Paolo Pala, una delle menti più brillanti e colte della Diocesi di Tempio-Ampurias, l’ha posta in una esternazione pubblicata nella propria pagina Facebook. “È tempo di Concilio? Chissà…”.

E siccome un eventuale Concilio Ecumenico Vaticano III, verrebbe indetto dal Papa, va da sé che la domanda che il sacerdote pone, oltre a proporsi di sollecitare serie riflessioni all’interno della Chiesa, a cominciare da quella gallurese, abbia come destinatario proprio Papa Bergoglio.

Sono passati più di cinquantacinque anni dall’ultimo Concilio”, ricorda don Paolo, e “nonostante gli sforzi di questi due ultimi pontificati, quello di Benedetto e l’attuale di Francesco, si ha l’impressione – usando un’immagine evangelica – che la Chiesa tenti di rammendare un abito vecchio con pezze nuove, che invece di risolvere i problemi risaltano la vetustà di un indumento e corrono il rischio di lacerare il tutto, tessuto agé e rattoppi freschi”.

Pertanto, prosegue don Paolo Pala, “la Chiesa sembra avere necessità di un nuovo Concilio, ovvero di un incontro planetario ecumenico, rappresentativo di tutte le sue espressioni, in dialogo con il mondo contemporaneo e dall’autorità più che consultiva nei confronti della barca di Pietro e del suo timoniere. E se è vero che il depositum fidei è sempre lo stesso”, prosegue nella riflessione don Pala, “è anche vero che il suo approfondimento è soggetto a nuovi risvolti, ulteriori comprensioni, nuove frontiere che riguardano certamente le questioni pastorali ma riguardano gli stessi contenuti di fede che chiedono nuove traduzioni operative”.

Secondo il parroco di Palau, l’organismo creato da Papa Paolo VI, quello del Sinodo ordinario (e anche straordinario) dei Vescovi è “ormai un po’ bolso”.

Tante sono le questioni che la Chiesa del Terzo Millennio è chiamata ad affrontare e a dare risposte. Don Paolo le elenca:

“Ad esempio il valore dell’Eucaristia, il ruolo della donna nella Chiesa, la formazione sacerdotale nelle vere circostanze attuali e l’obbligo del celibato ecclesiastico, la nomina dei vescovi, il concetto stesso e la realtà di parrocchia, la cronica e patologica distanza tra le indicazioni magisteriali e la vita di fede concreta della gente comune, la questione incredibilmente rilevante (anche per ragioni numeriche) dei divorziati risposati, oppure l’indebolito senso di appartenenza ecclesiale, la trasmissione della fede alle giovani generazioni, la realtà del mondo omosessuale organizzato, il fine vita, la presenza dei cattolici nel mondo culturale e politico, l’ecumenismo reale piuttosto che quello delle cortesie di buon vicinato, la libertà religiosa e l’azione missionaria che, lasciato il proselitismo, non si capisce più bene cosa sia, un’ecologia sostenibile e scevra da ideologie faziose e pseudoreligiose, il rapporto col virtuale. E via discorrendo”.

Insomma, non proprio “cosucce” trascurabili… commenta il canonico di Palau, “sulle quali si ha l’impressione di dare risposte o sollevare domande costantemente in ritardo, quando tutto è già risolto, spesso non nel migliore dei modi” …

E allora, È tempo di Concilio? Chissà…”.