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venerdì, Maggio 7, 2021
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(5) ARCIPELAGO DI LA MADDALENA. CALDO E FREDDO, SPOPOLAMENTO E POPOLAMENTO NELLA STORIA

Copertina del Libro “Le Bocche di Bonifacio, il tempo e i luoghi di una regione di frontiera”, di Antonio Frau e Giovanna Sotgiu. Paolo Sorba editore.

di CLAUDIO RONCHI – (5) Non a caso nel 1243 abbiamo il primo documento scritto che attesta la presenza dell’uomo nelle nostre Isole dell’arcipelago di La Maddalena. Si tratta del noto atto col quale il Papa Innocenzo IV colloca nell’ordine benedettino i monaci presenti a Santa Maria e a Porcaria (il nome allora di Maddalena).

Un clima fresco ma non freddo, precipitazioni abbondanti e venti accettabili dovettero favorire (non si sarebbe potuto verificare in epoche troppo calde e di siccità né troppo fredde) lo sviluppo di quei piccoli monasteri e della presenza umana anche a Santo Stefano, Caprera e Spargi.

Scrive Gin Racheli che delle isole i benedettini “dovettero sfruttare tutte le risorse: coltivazione cerealicola, ortaggi, pastorizia, frutta, pesca, legname, ed essere praticamente autonomi”.

Non solo ma “a partire dal XII secolo i monaci non dovevano essere gli unici abitanti dell’Arcipelago ma avevano alle loro dipendenze pastori, marinai e servi, sia a Santa Maria che a Maddalena”.

Nel XIII secolo l’Arcipelago “risulta abitato da monaci, contadini, pastori e militari pisani, e frequentato con ogni probabilità da marinai e commercianti, per il normale rifornimento e trafficoni merci”.

Un’attenuazione dell’ondata fresca, cioè il ritorno del caldo, si ebbe però tra il Quattrocento e il Cinquecento. E proprio in quel periodo ripresero più significative le incursioni.

Alla base delle quali ci furono certamente motivazioni politiche, militari (si passò sotto la dominazione spagnola), religiose ma anche climatiche che hanno risvolti economici.

E quel punto ‘arrivò’ Dragut il terribile, che imperversò per decenni facendo dell’Arcipelago uno dei suoi porti preferiti. “Tali furono gli sconvolgimenti nel Mediterraneo in quegli anni – scrive Gin Racheli – che non è possibile che potesse sussistere una qualsiasi duratura vita associata nell’Arcipelago… Dopo il 1580 chiese e conventi risultarono completamente distrutti dai corsari turchi”.

E le isole disabitate, almeno ufficialmente.

(5– continua) Claudio Ronchi