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venerdì, Maggio 7, 2021
AttualitàNews

Caprera. Anche il pesce di “scoglio” può mangiare microplastiche

(di Claudio Ronchi) Mentre cresce la sensibilità e la consapevolezza riguardo il problema della presenza della plastica nei nostri mari, e, ad esempio, l’attività del gruppo “Un Arcipelago Senza Plastica”(prossima operazione il 1° maggio) ne è un esempio, riproponiamo un articolo di qualche anno fa, realizzato quando era ancora aperto, a Stagnali, presso Centro di Educazione Ambientale del Parco Nazionale, il Museo Geo-Mineralogico, diretto da Tommaso Gamboni. Museo attualmente chiuso per problemi burocratici.

Anche l’apprezzato, per sapore e freschezza, pesce “di scoglio” maddalenino, è soggetto a cibarsi di microplastiche. Ciò può avvenire per giorni, mesi, anni, finché non abbocca ad un amo, non viene fioscinato, non finisce in una nassa o impigliato in una rete. E la plastica, con tutte le sue sostanze innocue e nocive, dal suo stomaco e dal suo metabolismo finisce nel nostro stomaco…

Certo, le acque dell’Arcipelago sono pulite e cristalline ma la subdola presenza di microplastiche è in agguato. E il rischio di ingestione da parte dei pesci, è possibile.

D’altra parte, le acque e le spiagge dell’Arcipelago-Parco non sono immuni da spazzatura.

Cosa facilmente rilevabile ma sulla quale ha focalizzato l’attenzione una vetrina allestita a Stagnali, presso il Museo Geo-Mineralogico.

“Abbiamo voluto rappresentare ciò che una spiaggia del Parco può diventare anche in tempi ravvicinati”, afferma Tommaso Gamboni, curatore del museo. La vetrina rappresenta una spiaggia del Parco piena di cicche di sigarette, pezzi di vetro, lattine, buste e bottigliette di plastica, cotton fioc, cannucce, residui di micro plastica, pile, resti di reti da pesca. Una lattina di alluminio, per disgregarsi completamente, impiega da 20 a 100 anni, la plastica da 200 a 1000 anni, ci vogliono 1000 anni per le pile di batteria, cent’anni per un accendino; le bottiglie e i frammenti grandi e piccoli di vetro impiegano dai 2000 ai 4000 anni per scomparire.

“Si pensi – spiega Gamboni – che noi troviamo ancora intatti vetri di epoca etrusca e di epoca romana …”.

Questa vetrina, spiega Tommaso Gamboni, “deve svolgere un ruolo di sensibilizzazione nei confronti dei visitatori per i quali il messaggio che devono ricevere è quello che, ancor prima di ammirare le bellezze naturalistiche del parco non devono sporcarlo”.

C’è necessità di sensibilizzare bambini e ragazzi perché siano loro a sensibilizzare successivamente le loro famiglie e, dalle famiglie, la società.