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giovedì, Luglio 29, 2021
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(3) ARCIPELAGO DI LA MADDALENA. CALDO E FREDDO, SPOPOLAMENTO E POPOLAMENTO NELLA STORIA

di CLAUDIO RONCHI – (3) In quegli stessi 400 anni (tra il 350 e il 750 d.C), le coste del Nord Africa e le zone interne non troppo lontane dal mare, dovettero godere di un clima particolarmente favorevole, caratterizzato da miti temperature, con precipitazioni discrete e regolari.

Situazioni climatiche dunque che consentivano buone condizioni di vita alla popolazione e possibilità di sviluppo dell’agricoltura e quindi di sopravvivenza, tanto da renderle appetibili e degne di conquista da parte di altre popolazioni, magari fuggite dai freddi del Nord e del Centro Europa. Non a caso infatti furono occupate, a partire dal V secolo d.C., col cedere progressivo dell’Impero Romano, dai Vandali. Se la parte costiera settentrionale africana non fosse stata “ospitale” vi si sarebbero ivi diretti i popoli del Nord? Che però, essendo sostanzialmente nomadi e soprattutto predatori, si gettarono anche sulla vicina Sardegna con diverse incursioni.

A partire dall’VII secolo d.C. però, in Europa, le colonnine di mercurio di un ipotetico termometro, allora ancora non esistente, iniziarono ad invertire la direzione. In pochi decenni ci fu un nuovo cambiamento climatico, un lungo periodo caldo, che durò quasi fino al 1200, per circa 400 anni.

Nelle nostre zone, collocate tra la Sardegna e la Corsica, i sensibili e perduranti cambiamenti di temperatura dovettero creare situazioni diverse e anche contrastanti.Nel giro di pochi anni le tiepide estati si dovettero trasformare in mesi di caldo, ora secco ora afoso, le primavere dovettero in buona parte essere assorbita dalle estati che si allungarono anche all’autunno. L’inverno dovette diventare mite, con le piogge che si diradarono sempre più, anche se dovettero mantenere un minimo tale da consentire condizioni di vita accettabili.

La vegetazione ne risentì, assumendo caratteristiche che oggi definiamo ‘mediterranee’. Fu quella, probabilmente, l’era degli acquitrini e degli stagni. Molti ruscelli si prosciugarono. I climi caldo-umidi dovettero facilitare il diffondersi delle malattie, sia di quelle che colpivano il bestiame che quelle che colpivano gli uomini, ad esempio la malaria.

Si visse così un’era di caldo, nell’Italia Centrale, in Sardegna e Corsica, nelle Bocche di Bonifacio e nel nostro Arcipelago; e ancor di più dovette esserla, di caldo, nelle regioni Nordafricane. Di conseguenza andò a verificarsi un arretramento dell’agricoltura, e le condizioni di vita complessive divennero, a quel punto, piuttosto difficili per quelle popolazioni, tali da giustificare (contestualmente a motivazioni religiose legate ai tentativi di islamizzazione) non migrazioni di massa, ma spedizioni e raid verso terre più fertili e popolazioni in migliori condizioni di vita, per garantire, a chi rimaneva, e lì viveva, la sopravvivenza. (3 – continua