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domenica, Aprile 18, 2021
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La Maddalena. Incidenti mortali per i cinghiali, a mare e a terra

(di Claudio Ronchi) – I cinghiali continuano a proliferare nell’Arcipelago-Parco. Lo scorso anno sei sono stati investiti e uccisi da automezzi, un settimo da un natante.

Una femmina di cinghiale, del peso di circa 30 kg, è morta, nello scorso mese di settembre, dopo essere stata investita da un natante la cui elica le ha prodotto ferite tali da portarla alla morte. La collisione è avvenuta nelle acque di Nido d’Aquila. La notizia, di per sé, stupirebbe (quadrupede a mare?), se non fosse ormai risaputo che gli ibridi cinghiale non solo sanno nuotare ma che si spostano da isola ad isola, come tanti filmati postati su Facebook, da tempo, dimostrano.

Se un investimento, a mare, lo scorso anno c’è stato, ben altri 6 ce ne sono stati a terra, e tutti con esito fatale per l’ibrido di cinghiale. Sono stati appunto 6 cinghiali morti tra le isole di Maddalena e Caprera in seguito a impatto con un automezzo cioè per incidente stradale. Di questi 4 sono morti a Caprera e 2 Maddalena; 3 erano maschi e 3 femmine.

I dati in nostro possesso non ci consentono di scrivere se per autisti e i passeggeri del veicolo ci siano state delle conseguenze. Ragionevolmente si può ritenere che, avendo avuto gli impatti esito mortale per l’animale (sul colpo o successivamente, dopo agonia più o meno lunga), i danni all’autoveicolo possano essere stati piuttosto rilevanti. Ed è appena il caso di sottolineare le evidenti situazioni di pericolo nelle quali sono incorse le persone a bordo.

Al momento non si hanno i dati precisi sul numero di cinghiali presenti nell’Arcipelago, nelle isole maggiori e in quelle minori; c’è chi stima siano circa 1000 e chi ipotizza 1500 e anche di più. Delle catture degli abbattimenti degli ibridi cinghiale si occupa il Parco Nazionale, ma tutto è fermo da oltre un anno. Avevano iniziato alla fine del 2019 ma a marzo del 2020 le operazioni erano state sospese a causa della pandemia.

Nel frattempo il Parco ha redatto il Piano di Eradicazione, che ha dovuto a diversi enti, per l’approvazione. “È stato approvato da Ispra e dallo Svai regionale”, ci informa il presidente vicario, Luca Ronchi. “Mancano ancora i pareri dell’Assessorato Regionale all’Ambiente, quello del Comitato Regionale Faunistico e della Asl”. Una volta giunte tutte le autorizzazioni il Parco Nazionale dovrebbe iniziare con gli abbattimenti.