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mercoledì, Marzo 3, 2021
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La Maddalena. Quando per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il prefetto Tronca pronunciò un memorabile discorso

(di Claudio Ronchi) Abbiamo già pubblicato la notizia che il prefetto Francesco Paolo Tronca, è stato recentemente eletto presidente della Fondazione Giuseppe Garibaldi, artefice dell’apertura, a Caprera, del Memoriale Garibaldi. Una figura di grande rilievo e di grande prestigio, quella del prefetto Tronca che, il 17 marzo del 2017, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, pronunciò uno dei discorsi più belli che nel salone consiliare maddalenino siano stati ascoltati. A quell’evento ero presente e di quel discorso scrissi un articolo che ora ho il piacere di riproporre all’attenzione di chi ne saprà apprezzare contenuti, passione, amor patrio.

Per il 156º anniversario dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, c’è stata la presenza a La Maddalena, venerdì 17 marzo 2017, del prefetto di Sassari Giuseppe Marani e del prefetto Francesco Paolo Tronca. Dopo aver posto una corona sulla tomba di Garibaldi, a Caprera, insieme al sindaco Luca Montella e alle autorità militari, hanno dato vita ad una conferenza sul tema, nel salone consiliare.

Francesco Paolo Tronca, che è stato prefetto di Milano durante l’Expo 2015, commissario straordinario di Roma prima dell’elezione della sindaca Virginia Raggi ed oggi è al vertice della Struttura di Missione per la ricostruzione dei Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma, fa parte anche del Comitato Scientifico Fondazione Memoriale Giuseppe Garibaldi. In tale veste ha tenuto una appassionata prolusione in ricordo e in onore del Generale.

Riferendosi alla spedizione dei Mille, Tronca s’è domandato come Garibaldi fosse riuscito a portare a termine un’impresa così impensabile. Il fattore determinante della vittoria, ha detto, sono stati “l’entusiasmo e il coraggio dei garibaldini, uniti attorno alla personalità di quell’uomo, che aveva ispirato migliaia di giovani ad accorrere tra le sue fila, armati alla meglio, immolandosi in scontri impari, quasi irreali, contro eserciti regolari, soverchianti per numero ed armamenti”.

L’impeto con cui si attaccava il nemico “non era frutto solo del coraggio individuale, bensì della rabbia di una nazione, che reclamava la sua libertà. Questa era la spinta che dava forza e tensione nervosa alle baionette e alle sciabole. E poi le grida, viva l’Italia, viva Garibaldi, perché lui combatteva in mezzo ai suoi uomini, e accanto a lui i suoi ufficiali, tutti sempre in prima linea. Mai nessun altro esercito volontario volle vivere l’orgoglio di prendere nome dal proprio condottiero”.

Quelli del Risorgimento, ha proseguito Tronca, furono “anni pieni di gloria, di sogni, di entusiasmi, di senso unitario e di profondi cambiamenti sotto il profilo politico-militare, nonché sotto quello artistico, letterario, politico, pittorico, musicale, sociale”.

E ha sottolineato come ci fosse in esso “un richiamo fortemente romantico al furore rivoluzionario della liberazione dell’uomo dall’oppressione, nell’ottica di un diritto universale e naturale”.

“Che orgoglio, oggi, poter rendere omaggio alla storia d’Italia e al generale Garibaldi in qualità di prefetto della Repubblica e non soltanto come appassionato studioso del periodo più esaltante che l’Italia visse sulla propria terra, dopo Roma imperiale e il Rinascimento. Il filo che reca il Risorgimento alla nostra costituzione è breve ma fortissimo”, ha affermato il prefetto Francesco Paolo Tronca.

“A lui, al Generale, sulla sua terra, oggi, consacriamo questa giornata celebrativa! A lui rivolgiamo il nostro riconoscente pensiero! A lui io ho voluto ispirare la mia vita, dedicata allo Stato e alla democrazia” ha concluso il prefetto Tronca, “nella consapevolezza di non aver fatto alcuna scelta di campo politico, bensì di aver voluto improntare i miei valori a quelli di un uomo, la cui grandezza è stata di riuscire a unire idealmente lo spirito dei popoli, sempre al di sopra degli interessi di parte”.