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mercoledì, Giugno 23, 2021
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Palau. Al Falcone e Borsellino la Giornata della Memoria

(di Marilena Bruschi) – Giorno della Memoria… 27 gennaio del 2008, in un’Aula Magna dell’Istituto Falcone e Borsellino di Palau piena di alunni chiassosi ad un certo punto entra un uomo, di media statura con un pizzetto bianco ed uno sguardo penetrante e subito cala il silenzio. Il signore che viene da Roma, per la prima volta in Sardegna, è Piero Terracina, ebreo, ex deportato del lager di Auschwitz-Birkenau.  Era uno dei pochi sopravvissuti del campo di sterminio nazista, era perché è morto proprio un mese fa, 8 dicembre del 2019 ad Arezzo. “Ero un ragazzo felice, inizia a raccontare Terracina con voce ancora roca, l’ultimo di una famiglia di otto persone, protetto dall’affetto di tutti. Tre giorni prima avevo compiuto 10 anni. Il 15 novembre come tutti gli altri entrai in classe e mi diressi verso il mio banco ed ebbi la sensazione che i miei compagni mi osservassero in modo insolito. L’insegnante fece l’appello ma non chiamò il mio nome; soltanto alla fine mi disse che dovevo uscire e alla mia domanda: Perché? Cosa ho fatto? Mi rispose: Perché sei ebreo. Poi con l’8 settembre e l’occupazione tedesca ci fu il precipitare degli eventi: la fuga dalle nostre case braccati dai fascisti, la consegna, me i miei familiari insieme a migliaia di nostri correligionari, ai loro alleati tedeschi per essere portati a morire con il gas nei lager dell’est e per essere dati alle fiamme nei forni crematori. Fummo traditi per 5000 lire a persona da un ragazzo fascista che tra l’altro corteggiava mia sorella. 8 persone totale 40.000 lire. A quei tempi era una bella cifra!”. A questo punto si ferma e dice “non vi racconto le altre sofferenze perché secondo me, esiste un limite alla credibilità dell’orrore”. Poi, in un silenzio assordante, solleva la manica della camicia e fa vedere il numero tatuato sul braccio e conclude “di 8 persone della mia famiglia sono tornato solo io”.