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lunedì, Aprile 12, 2021
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La Maddalena. Il consiglio comunale: che 24 banchinamenti siano pubblici; scettico Fabio Lai

(di Claudio Ronchi) – Le banchine di Padule, Punta Tegge, Nido d’Aquila, Cala Francese, Carlotto, Spalmatore nell’isola di Maddalena, Cala Garibaldi, Coticcio, Candeo, Punta Rossa, Porto Palma, Isola del Porco, Stagnali a Caprera; Villa Marina e Pesce a Santo Stefano; La Funtana, Cala Corsara, Testa della Straga, Cala Ferrigno, Zanotto, a Spargi; e poi ancora la banchina di Razzoli, quella di Cala Santa Maria e dei Monaci. Su questi manufatti ex militari il consiglio comunale, nell’ambito dell’adozione del PUL, cheide alla Regione Sardegna che siano destinati ad uso esclusivamente pubblico. E laddove ci siano delle concessioni a privati in corso che alla scadenza ritornino nel dominio pubblico, cioè della collettività. La competenza su questi banchinamenti, alcuni dei quali ottocenteschi, parte dei quali, in precarie condizioni, ricade sulla Regione Sardegna. Ma il Comune di La Maddalena, con i voti della maggioranza e della minoranza del Gruppo Pedroni ne chiede appunto l’uso pubblico. Quello che è stato votato, su proposta del capogruppo di maggioranza Alberto Mureddu, è stato un atto di indirizzo formulato con un atto deliberativo.
Scettico su questa richiesta, il consigliere Fabio Lai. “In molti casi, i banchinamenti sono stati recuperati proprio grazie l’intervento economico e la concessione a privati. Questo ha garantito, oltre il ripristino di un bene,  la possibilità di dare un servizio ai diportisti in tutti questi anni”. Fabio Lai teme “che banchine come quella di Carlotto e quella di Tegge, ad esempio, che necessitano di manutenzione straordinaria, possano resatre in disuso per molto tempo a causa di questa scelta”. L’ex vice sindaco dubita poi che la Regione, proprietaria del bene, decida di investire delle somme per la loro messa in sicurezza, “d’altronde non l’ha fatto sino ad oggi”. Lai “che alcuni punti di approdo debbano essere necessariamente pubblici non c’è ombra di dubbio” ma ritiene “sia un errore escludere a priori l’intervento del privato il quale, investendo propri capitali, crea servizi ed occupazione”.