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martedì, Maggio 18, 2021
Storia

1915. Cent’anni fa iniziò la Prima Guerra Mondiale (21)

Maddalena MaddaleniniFu il 23 giugno del 1915 che il generale Cadorna, comandante in capo delle forze armate italiane nella Grande Guerra, diede l’ordine, ad un mese dall’inizio delle ostilità, di sferrare il primo grande assalto di quella che venne definita, la Prima Battaglia sull’Isonzo.

Italiani e Austro-Ungarici si fronteggiarono fino al 7 luglio, i primi all’assalto i secondi a difendersi. La Seconda Armata avrebbe dovuto raggiungere il Monte Mrzli, il paesino di Plava e rafforzare le proprie posizioni a nord di Gorizia mentre la Terza Armata doveva avanzare fino a Sagrado e Monfalcone.
In effetti l’unico settore in cui le operazioni ottennero qualche risultato fu nella zona di Sagrado dove il cannoneggiamento italiano costrinse gli Austro-Ungarici ad arretrare fino alle resistenze del Monte Sei Busi e del Monte San Michele. Di contro, nel settore meridionale di Monfalcone, gli attacchi sul Monte Cosich e sulle altre altire vennero respinti, procurando però gravi e consistenti perdite alle truppe italiane.

I nostri fanti, coperti dall’artiglieria, sferrarono decine e decine di assalti, la maggior parte in campo aperto, tanto sanguinosi quanto infruttuosi. Ne morirono a centinaia e centinaia durante quelle due settimane e ne morirono a migliaia complessivamente nelle tre campagne che il generale Luigi Cadorna ordinò lungo quel fiume fino al dicembre del 1915. Senza contare i feriti e i tanti che ne rimasero invalidi a vita. Fiume Isonzo, Gorizia, Monfalcone …

Chissà quanti maddalenini, fino ad allora, conoscevano l’esistenza di questo fiume, e forse qualcuno in più conosceva il nome della città di Gorizia e qualcuno ancora in più di Monfalcone, se non altro perché era un porto sul Mare Adriatico e perché aveva dei cantieri navali.

Ma dell’esistenza del Monte Mrzli, di Plava, di Sagrado, del Monte Sei Busi e del Monte San Michele come anche del Monte Cosich … Eppure in quelle località e su quei monti c’erano dei maddalenini che combattevano.

A scuola c’erano i maestri e le maestre come i professori, che mostrarono agli alunni, nelle aule del palazzo scolastico, sulle grandi e belle carte geografiche dell’epoca, quelle località.

La Base Militare di La Maddalena, in quel primo mese di guerra, viveva in una situazione d’attesa. Non era ancora ben chiaro il ruolo che avrebbe potuto assumere anche se si delineava piuttosto chiaramente che per quanto riguarda le vicende belliche marittime sarebbe stato il Mare Adriatico il teatro di battaglia. Ciononostante c’era chi, nell’Arcipelago, a livello di vertici militari, ma anche a Roma, riteneva che la base di La Maddalena dovesse mantenere alta la guardia e massimo l’armamento.

C’era infatti chi, nonostante la netta scelta di campo contro l’Austria e Ungheria e a fianco dell’Inghilterra e la Francia, non si fidava affatto dei “cugini tra transalpini”, nemici da troppo tempo e contri i quali (o a difesa dai quali) l’Arcipelago era stato messo in armi. E forse non avrebbe stupito nessuno se qualcuno a Parigi, approfittando di possibili sguarnimenti e distrazioni, potesse organizzare e realizzare ciò che non riuscì a Napoleone alla fine del Settecento: la conquista dell’Arcipelago e dalla Sardegna.

Da Maddalena in tanti erano partiti per combattere, da terra, contro gli Austroungarici ma tanti altri rimanevano bene armati nelle Batterie Costiere per difendere l’Arcipelago e la Patria da eventuali attacchi francesi. Solo nei mesi successivi cominciò a farsi strada l’esigenza di spostare uomini e materiale bellico al fronte, sottraendolo alle poderose batterie costiere, ma questo avvenne molto più tardi, quando l’alleanza con la Francia si era consoldi Claudio Ronchi – claudioronchi@tiscali.it