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lunedì, Maggio 23, 2022
Cultura

Caprera. Performance di Enzo Favata a Caprera

Favata in concerto a Caprera wCaprera. Performance di Enzo Favata a Caprera

“Os caminho de Garibaldi”, la performance di Enzo Favata, uno dei più accorti musicisti di jazz in Sardegna e oltremare, tenuta il 16 agosto scorso al Compendio Garibaldino di Caprera, nell’ambito della rassegna dedicata ai  Tramonti di “Musica sulle Bocche 2013”, meriterebbe qualche riflessione in più rispetto ad una normale recensione musicale. Infatti, sarebbe  il caso di porre in evidenza alcuni aspetti di politica culturale e diverse altre problematiche collegate. Da tempo al Compendio Garibaldino di Caprera si organizzano importanti manifestazioni  culturali per  tentare di valorizzare il sito, anche se per dirla tutta,    l’altissimo profilo della figura storica di Giuseppe Garibaldi,  e neppure  la celeberrima “Casa Bianca” di Caprera, costruita su aride terre e poi trasformata in una rigogliosa fazenda sudamericana, non avrebbero certamente bisogno di  maggiore notorietà. In verità però il problema del Compendio di Caprera sarebbe un altro e si incentra nel tentativo di ampliare l’offerta culturale in uno dei più importanti siti museali collocati nel nostro territorio regionale e nazionale. Quindi eventi di questo genere, proposti e realizzati con grandi difficoltà partendo dal basso, cioè da chi opera quotidianamente nei siti culturali,  dovrebbero suscitare diversi riscontri da parte degli enti finanziatori e in parallelo anche da parte dei media, che invece si concentrano sui cosiddetti “grandi eventi”. Per chiudere in bellezza tornerei al concerto di Favata, perché di autentica bellezza si è trattato, per qualità della performance e per l’ambientazione. La musica scorreva fluida senza scadere mai nella facile retorica dell’estetica artistica ottocentesca e senza scivolare in scontate idolatrie verso il mito più o meno didascalico di Giuseppe Garibaldi. Uno dei temi più riusciti dell’esibizione di Caprera sarebbe senza dubbio da individuarsi nel pezzo intitolato “Lo Stratega”,  ornettiano quanto basta nella struttura degli obbligati e nella concezione allegramente free del  suono. Non sarebbe neppure azzardato supporre che questo brano avrebbe suscitato i consensi perfino dello stesso Generale, il quale com’è risaputo di musica si intendeva e anche parecchio. Poi è apparsa molto simpatica anche la rivisitazione dell’immancabile “Inno di Garibaldi”, brano smontato e poi ricomposto secondo gli stilemi del free jazz anni settanta (del Novecento).  Il concerto, ripetuto in due set per permettere un maggior numero di  pubblico,  si è concluso con una struggente “Corsicana”, da considerarsi  l’omaggio più sentito di Favata verso il Generale, ma anche un brano “politicamente corretto” se si pensa a quella sorta di processione laica inscenata dallo stesso sassofonista verso le tombe di famiglia, seguito dall’ottimo trombettista Riccardo Pittau e il talentuoso giovane trombonista Filippo Vignato. Ma grande apprezzamento andrebbe rivolto alla solida sezione ritmica composta dal pianista Alfonso Santimone,  coautore con Favata degli arrangiamenti e delle musiche originali; il vigoroso bassista Danilo Gallo;  e non certo da ultimo sarebbe doveroso citare il raffinato drumming del batterista UT Gandhi, ormai da decenni abituale compagno di scena del leader algherese. Antonio Luiu, demoetnoantropologo