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martedì, Settembre 21, 2021
Attualità

Visita Pastorale. Le difficoltà di essere insegnanti

Visita Pastorale. Le difficoltà di essere insegnanti.

La Maddalena. Organizzato all’ultimo momento nella sala conferenze della parrocchia di Moneta, i 26 ottobre, l’incontro del vescovo con gli insegnanti di scuola elementare, media e superiore non ha visto la partecipazione di un gran numero di persone. Ciò non ha impedito alla riunione di essere molto interessante. Dall’incontro è emerso un profondo disagio, manifestato dagli insegnanti, che, come Simonetta Colonna, “sentono particolarmente il peso della responsabilità educativa”. Si ritrovano “soli e confusi”. Esiste  “un profondo scollamento” ha proseguito la Colonna “tra quello che insegniamo e quello che poi i  bambini  ricevono in famiglia. I genitori sono un po’ i sindacalisti dei figli, e questo non favorisce il nostro rapporto con gli alunni e con gli stessi genitori”. Per Bruno Rubuini, insegnante e dirigente scolastico in pensione, “l’impianto giuridico scolastico esistente scaturisce da una riforma che è senz’ anima” Forse, ha proseguito,  “anche noi insegnanti manchiamo della capacità di ascolto, siamo travolti dalle varie vicissitudini. Del resto, oggi, la famiglia non è più il punto di riferimento di prima, né per gli stessi insegnanti con la quale si interloquiva né per gli stessi alunni”. Suor Letizia Marras ha confermato come spesso sia difficile rapportarsi con le famiglie, specialmente con quelle divise. Con commozione ha sottolineato come in particolare ci siano “bambini sofferenti, ‘dilaniati’, figli di coppie separate. Sono vittime innocenti di situazioni che sono state imposte loro, situazioni per loro devastanti, in anni delicati della loro crescita. In questi casi è molto difficile il rapporto con i genitori”. Ai problemi complessivi che vivono un po’ tutti gli insegnanti si aggiungono quelli particolari che vivono poi quelli cattolici. “Nella scuola statale vengono tutelate tutte le religioni meno la cattolica” ha affermato Lella Rubbiani, trovando il consenso di molti degli insegnanti presenti. Oggi è più difficile vivere il Natale a scuola o fare la preghiera all’inizio delle lezioni, specialmente se ci sono bambini di altre religioni. “Io avevo 17 alunni cattolici e una bambina marocchina islamica” ha affermato Rita Cataldi. “Facevo fare prima la nostra preghiera e poi alla bambina islamica la sua preghiera. Ma me lo hanno sconsigliato”. Il vescovo Sanguinetti, che ha ascoltato insieme a don Domenico Degortes gli interventi, ha sottolineato come “la prima grande emergenza sia quella educativa. La nostra è una società che in gran parte ha rinunciato ad educare. Gli insegnanti vengono preparati al sapere ma non a come questo sia collegato al vissuto dell’alunno”. Non va bene, ha proseguito mons. Sanguinetti “che la famiglia scarichi sulla scuola” come non va bene “la frattura che si è creata tra scuola e molti genitori, forse perché quando questi vengono chiamati è perché c’è qualche problema, e si sentono sotto accusa, messi nel banco degli imputati. È una sovrastruttura mentale che forse si è creata, ma così non è, così non deve essere. Bisogna tirare dentro anche i genitori in un processo educativo, in una nuova alleanza educativa tra scuola, famiglia e anche parrocchia, una nuova sinergia”.  Per quanto riguarda l’essere insegnante cattolico in una scuola laica, è necessario intendersi, ha detto il vescovo. “Intanto essere cattolici è un valore aggiunto e voi dovete coltivare la passione per il vostro mestiere. Ci sono musulmani che rimangono scandalizzati perché noi cattolici non abbiamo il coraggio di vivere la nostra fede!”. Per questo “non dobbiamo chiedere scusa a nessuno di essere cattolici. Noi, ha proseguito, siamo per un sano laicismo a scuola “che educhi alle differenze. Si deve evitare la dittatura del laicismo che porta verso il nichilismo. Se in una classe c’è un bambino musulmano gli si fa fare anche a lui la sua preghiera. Questo è pluralismo culturale, questi sono i percorsi di pace autentica”. Claudio Ronchi