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sabato, Febbraio 27, 2021
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Balenottere nello Stretto di Bonifacio. Un network internazionale per proteggerle

Balenottere nello Stretto di Bonifacio. Un network internazionale per proteggerle.

 Avvistate nello Stretto di Bonifacio delle balenottere. Durante una campagna di monitoraggio sistematico di questo tratto di mare, iniziato in via sperimentale a giugno, erano stati avvistati fino ad oggi solo diversi delfini costieri (tursiopi). Lo comunica l’Accademia del Leviatano che da giugno, insieme al BDRI (Bottlenose Dolphin Research Institute) ha iniziato un monitoraggio sistematico di cetacei lungo un transetto che taglia lo Stretto di Bonifacio, utilizzando navi/traghetti come piattaforma di osservazione. Il metodo di campionamento segue il protocollo di raccolta dati proposto da ISPRA (Istituto Superiore di Ricerca e Protezione Ambientale) e le informazioni raccolte confluiscono all’interno di un network nazionale, di cui fanno parte diversi Enti ed Università. Il network rende poi disponibili i dati attraverso convegni e report pubblici.

Il dott. Luca Marini, responsabile scientifico dell’Accademia del Leviatano, rileva come “grazie alla collaborazione al network di diversi enti si possa avere una visione simultanea della presenza dei cetacei dal Mar Ligure allo Ionio; l’utilizzo di traghetti di linea, che offrono il passaggio gratuito ai ricercatori, permette poi di avere informazioni a basso costo. Dai risultati ottenuti dagli ultimi anni, ad esempio, è confermata la presenza di aree ad alta frequenza di balenottere al di fuori del Santuario Pelagos. In questo contesto, il monitoraggio sistematico dello Stretto di Bonifacio ci permette di avere informazioni sia sulla migrazione della balenottera nel Mediterraneo sia la relazione con il traffico marittimo. Le informazioni così ottenute sono preziose per mettere in atto misure di conservazione di questo grande cetaceo protetto da leggi nazionali ed internazionali. Speriamo presto, aggiunge il dott. Marini, che qualche compagnia di traghetti o navi sia disposta a collaborare al progetto aiutandoci così a ridurre i costi della ricerca anche nell’area Stretto così come già avviene sulle altre rotte grazie all’accordo con diverse compagnie di traghetti”. Al network Italiano proposto da ISPRA fanno parte le Università di Pisa, Catania e Roma, oltreché la Fondazione CIMA , l’associazione Ketos, il Bottlenose Dolphin Research Institute, l’Accademia del Leviatano-Fondazione CARICIV.

 (Giovedì 01/09/2011)